• Questo sito utilizza cookies di profilazione (forniti da terze parti) al fine di inviare messaggi pubblicitari in linea con le preferenze manifestate dall'utente durante la navigazione in Rete. Scorrendo questa pagina o cliccando un qualsiasi link, acconsenti alluso dei cookie.
This site uses profiling cookies (provided third parties) in order to send advertising messages consistent with the preferences expressed by the user while browsing the Internet. By scrolling this page or clicking any link, you consent to the use of cookies.
INFO Ok

Marocco in moto

Marocco in moto


Carissimi, siamo finalmente giunti a casa ieri pomeriggio dopo 690.4 km. ultima tappa, dico finalmente anche se si prova un po’ di dispiacere per la fine dell’avventura che però è superato dal piacere di ritrovare la quotidianità e le persone care.
Il ritorno è anche il momento di resoconti, si ripensano gli eventi del viaggio si memorizzano, si fanno i conti e soprattutto si comincia a pensare al viaggio successivo.

Abbiamo percorso 9763 km. ad una velocita media di 110.3 km/h (calcolati dal computer di bordo che come ben sapete non considera le soste) guidando per 88 ore circa abbiamo consumato circa 650 litri di benzina pari ad un consumo di 15 km. litro. Il pneumatico posteriore installato nuovo il giorno antecedente la partenza è squadrato, il battistrada in centro non c’è più, certamente i lunghi rettilinei di asfalto molto ruvido ed abrasivo hanno svolto il loro dovere.

Un viaggio è altro che i freddi numeri, è luoghi, incontri, sensazioni, conoscenze, è di tutto e di più. Il Marocco è un paese bellissimo, chi non lo conosce pensa solo a deserti, invece è montagna, campagna, belle città, è un popolo ricco di tradizioni e tanta voglia di emergere.

Primo giorno - Arrivo a Valencia, tempo discreto nulla di particolare, autostrada e poi ancora autostrada fino a sera, 1109 km.

Secondo giorno - Partiti da Valencia prendiamo pioggia e freddo e dopo 773 km. arriviamo ad Algeciras dove prendiamo il traghetto per Tangeri. Abbiamo scelto di andare sul porto di Tanger Med, il nuovo porto posizionato tra Ceuta e Tangeri stessa, è da evitare, c’è un’ottima organizzazione ma troppo traffico, abbiamo impiegato parecchie ore per uscire, dovessi ritornare farei il porto vecchio di Tangeri partendo da Tarifa anziché da Algeciras. Nel porto impossibile fare la carta verde assicurativa, tutti gli uffici son o ormai chiusi, ancora 44 km. ed andiamo fino all’hotel a Tangeri a nostro rischio e pericolo. Sul traghetto incontriamo l’amico Ricardo, anche lui in moto, farà un giretto in Marocco per conto suo, pernotta nel nostro stesso Hotel, decidiamo di condividere piacevolmente la cena, chiacchierando del presente e delle passate avventure insieme.

Terzo giorno - Andiamo al vecchio porto di Tangeri per l’assicurazione, l’ufficio apre alle 10 di mattina rubandoci altre due ore e mezza, facciamo quindi rotta per Marrakech, strada facendo incontriamo temperature fino a 32 gradi, siamo in piena estate.
Giunti a Marrakech dopo 580 km. ci addentriamo, seguendo il navigatore, nel souk con le moto, non so descrivere la sensazione, una marea di gente attorno, siamo riusciti faticosamente a passare giungendo davanti al Riad dove vediamo Abdou che ci attende, stupito di vederci arrivare li, nella medina con le nostre ingombranti motociclette. Accoglienza bellissima da coloro che mi conoscono, da ritorno a casa.

Quarto giorno - Riposo nella pace e tranquillità del Riad, uscita alla piazza Jemaa el Fnaa, sempre molto viva ma sottotono rispetto al solito, sarà forse perché si avvicina la “Fête des mouton”?

Quinto giorno - Partiamo presto preoccupati di arrivare a Tarfaya, la nostra meta, prima che faccia buio visti i km. da percorrere di strade normali. Autostrada fino ad Agadir, bellissima, appena costruita, da fare invidia alle nostre vecchie autostrade, poi strada normale, attraversiamo Tiznit, la citta dell’argento, Guelmin, la citta degli uomini blu, i Tuareg, pur essendo molto più diffusi soprattutto in Mali e Niger ma anche in Algeria, Libia, Burkina Faso, si vedono facilmente uomini con il classico copricapo ed abbigliamento blu. Dopo raggiungiamo Tan-Tan dove cominciano intensi controlli di polizia, visto che entriamo nel territorio del Sahara conteso, sono molto frequenti posti di blocco dove ci chiedono la “fiche de renseignements” che dovrebbe riportare i nostri dati e quelli delle nostre moto. Ne occorrerebbero molteplici copie in modo da lasciarle loro ogni volta evitando di costringerli a registrare sempre tutti i dati, non essendo a conoscenza di questo noi non avevamo provveduto, perciò ad ogni posto di polizia prendevano i nostri documenti, effettuavano la registrazione prima di lasciarci ripartire con importanti perdite di tempo. Si può dire che ad ogni citta di queste postazioni se ne incontravano almeno due a volte tre, “per la nostra sicurezza”, così ci hanno sempre giustificato il disagio creato. Siamo comunque giunti verso le 16.00 a Tarfaya in pieno pomeriggio, dove abbiamo trovato l’albergo, il peggiore incontrato in tutto il viaggio. Totalizzati 765 km. passati senza problemi abbiamo cominciato ad incontrare i primi lunghi rettilinei apparentemente senza fine.

Sesto giorno - All’alba partiamo in direzione Dakhla, proseguiamo per un centinaio di km nella nebbia fitta e molto umida che scompare quando raggiungiamo la città di Laayoune che è oggi la capitale del Sahara Marocchino, li vicino vi sono i giacimenti di fosfato di Bou Craa, una miniera a cielo aperto. La produzione è trasportata fino alla città di El Marsha (vicino Laayoune) nello stabilimento di lavorazione e carico sulle navi che erano attraccate in coda per caricare, attraverso un nastro trasportatore di oltre 100 chilometri. È il più lungo al mondo, lo abbiamo attraversato e fotografato. Proseguendo verso Dakhla non incontriamo nulla di particolare, deserto, deserto, deserto.... Raggiungiamo nel primo pomer iggio la meta dopo 632 km. rimaniamo incantati trovandoci davanti agli occhi la spettacolare baia di Dakhla, indescrivibile la sensazione provata, le fotografie scattate non rendono giustizia ai luoghi che credo unici, valgono un viaggio.

Settimo giorno - Pigramente al mattino, visto che era giornata prevista di riposo, prendiamo le moto e decidiamo di esplorare un po i dintorni. Ci avventuriamo su una strada che porta verso il villaggio di Auserd, dopo aver percorso un centinaio di km ne rimangono 150 per raggiungere questo sperduto luogo. Decidiamo di tornare indietro in quanto il paesaggio non cambia dal giorno precedente, solo deserto sempre uguale. Prima di giungere a Dakhla prendiamo la direzione di Nouadhibou, (prima citta oltrefrontiera della Mauritania), ancora una volta il paesaggio non cambia i km sono tanti e monotoni perciò decidiamo di fare dietrofront e torniamo all’hotel. Totale percorsi km. 414, (giornata di riposo).

Ottavo giorno - Riprendiamo la strada del ritorno, decidiamo di non passare per Es Samara, ci dicono che non ci sono hotel, che per trovare ospitalità
bisognerà andare a Tan-Tan, in tal caso anziche i 760 km preventivati ne avremmo dovuti percorrere 990. Andiamo quindi dritti su Tan-Tan Plage km 820, nulla di particolare, ripercorriamo la strada fatta all’andata, lunghi rettilinei in mezzo al nulla. Troviamo posto da dormire ma nessun altro servizio essendo il personale dell’hotel in vacanza per la festa del montone. Ci arrangiamo per una frugale cena e andiamo a dormire presto per essere pronti l’indomani per raggiungere Foum Zguid.

Nono giorno - Partiamo di buon’ora senza colazione. Nella città di Tan-Tan troviamo uno dei pochi Bar aperti per fare colazione e riprendiamo la N1 verso nord dimenticando di fare il pieno e che per 130 km, fino a Guelmin, non troveremo distributori. Dopo un po’ di strada me ne rendo conto, rimanevano circa 80 km da fare ed il computer mi dava un’autonomia di 30. Strada facendo abbiamo incontrato dei venditori di benzina a bottiglioni. Conteggiando in base alla capacità del serbatoio ed il consumo ormai consolidato decido di rischiare di raggiungere Guelmin e non rischiare ad acquistare benzina di dubbia qualità che avrebbe potuto creare problemi all’alimentazione del motore per il resto del viaggio. Contavo veramente anche sul fatto che la moto di Pippo consumava regolarmente 3 litri meno della mia ogni ri fornimento quindi... ho rischiato e sono arrivato alla stazione di servizio con il computer di bordo che da parecchi km. segnava l’autonomia a trattini ----------. Passato lo spavento e riempito fino all’orlo, continuiamo la nostra tappa senza nulla di particolare da segnalare. A Bouizakarne lasciamo la N1 ed imbocchiamo la N12 che seguiremo fino a Foum Zguid. Nulla di particolare da segnalare, un nastro d’asfalto abbastanza stretto da creare qualche problema all’incrocio di altri veicoli, ma in buone condizioni di fondo stradale. In mezzo al deserto incontriamo rari villaggi sperduti nei quali ti chiedi come faccia la gente a vivere. Raggiungiamo Tata molto presto per cui decidiamo di percorrere ancora un po’ di strada per accorciare la tappa del giorno successivo che prevede l’attraversamento di alcuni passi di montagna su strade di dubbie condizioni di vi oviamo l’Hotel Bab Rimal “de Luxe e Confort” così definito da loro anche sui cartelli che si incontrano già 15 km. prima, (le esche vanno posizionate per tempo) Hotel assolutamente da evitare, è chiaro che quando si fanno viaggi in questi luoghi bisogna avere molto spirito di adattamento.

Decimo giorno - Carichiamo molto presto le moto, appena riusciamo prendiamo la colazione e ripartiamo imboccando la R111 svoltando poi sulla R108 che ci porterà ad Agdz. La strada è veramente panoramica, ci porta a Bou Azzer dove esiste una miniera di Cobalto Nichel molto importante.
Proseguendo, oltre Tasla incontriamo alcune tende di nomadi berberi, ci fermiamo per scattare qualche foto dalla strada, le donne affaccendate nel loro lavori al campo ci invitano ad avvicinarci, osserviamo da vicino il loro habitat, certamente sarebbe dura per noi adattarci a vivere in tale condizione, l’igiene e la pulizia sono come possono, ci offrono un the che preparano su un braciere, non risulterà bollente ma certamente buono, seguono un rituale ben preciso e dopo averlo preparato comincia la cerimonia: il contenuto del primo bicchiere viene versato dall’alto da un bicchiere all’altro, a più riprese, in modo da creare in ognuno un piccolo strato di schiuma bianca. Soltanto a questo punto, l’infuso della teiera, viene versato nei piccoli bicchieri di vetro e servito sopra un vassoio circolare, infine dopo aver bevuto il nostro bicchierino, lasciamo loro una mancia e ripartiamo in direzione di Merzouga dove siamo giunti dopo 420 km ansiosi di gustare un piatto di spaghetti preparato da Latifa, moglie dell’amico Giacomo che gestisce lo Chevalier Solitaire, Kasbah Albergo in pieno deserto dove siamo stati meravigliosamente ospitati.

Undicesimo giorno - Giornata di riposo e sosta a Merzouga.
Visto che non siamo capaci di stare fermi, abbiamo noleggiato una Land Rover con autista e fatto il tour dell’Erg Chebbi, è stupefacente come questi mezzi riescano ad andare sulle piste completamente di sabbia, risalire dune, passare nel fango e tutto con vera nonchalance, non avevo mai provato ma sono stato allibito e non solo dal mezzo di trasporto ma soprattutto dai luoghi meravigliosi visti. Nel pomeriggio scampagnata di 160 km. con le moto per visitare i dintorni, quindi, dopo una cena con lasagne, a letto presto alfine di partire di buonora l’indomani.

Dodicesimo giorno - Partiamo con meta l’oasi di Figuig distante circa 500 km. da Merzouga. Figuig è in un punto di passaggio del confine con l’Algeria che purtroppo è ormai chiuso da 17 anni, l’abbiamo raggiunto, scattato foto proibite e poi ... era troppo presto, il paese non era interessante, decidiamo di risalire in moto e di continuare la strada fino a Oujda per portarci avanti con il lavoro. Vi siamo giunti a notte fatta, totalizzando in giornata 840 km. Tutto è andato per il meglio, senza intoppi a parte il forte vento che abbiamo incontrato sull’altipiano di Tendrara che ci costringeva a viaggiare sempre in curva, mi spiego meglio: con la moto inclinata per contrastarne la spinta; certo è che risalendo verso Nord ci siamo resi conto del notevole abbas samento delle temperature, temo che quando saremo in Europa avremo da “battere i denti”; che ci possiamo fare, cosi è, soffriremo. Ci accasiamo all’Hotel Ibis di Oujda, sembra di essere tornati già in Europa, vi assicuro che dopo tutti questi giorni la sensazione è stata piacevolmente apprezzata.

Tredicesimo giorno - Partiamo come al solito all’alba in direzione di Al Hoceima / Ceuta. Terminato di caricare le moto comincia a piovere. Indossiamo la giacca antipioggia con poca convinzione, il meteo non dava pioggia fino al pomeriggio. Contrariamente la pioggia è aumentata, la moto pattinava sulla strada unta appena bagnata. Facendo l’unto da buon lubrificante, ad ogni piccola accelerata la moto pattinava. Abbiamo guidato veramente come sul ghiaccio, dopo alcuni km l'intensità della pioggia è aumentata, le strade si sono lavate ma noi pure. Dopo circa 250 km. abbiamo raggiunto Al Hoceima, strade distrutte un po’ dalla pioggia ed un po' dai lavori in corso per il loro ampliamento. Dopo un meritato caffè abbiamo intrapreso la seconda parte della tappa seguendo i consigli di un Marocchino evoluto, ha l avorato per anni in Francia ed è ritornato alle sue origini. Abbiamo perciò seguito la strada costiera da lui consigliata, segnata parzialmente come pista alle cartine, è in realtà tutta nuova, ampia, bellissima, siamo quindi giunti a Ceuta in tempo utile per prendere un traghetto che ci ha sbarcati alle 19.00 in Spagna, raggiungiamo velocemente Malaga per ritrovare il solito Hotel Ibis. Totali 654 km.

Quattordicesimo e quindicesimo giorno - Due giornate autostradali, nulla di particolare, 1975 km. interrotti a Perpignan, (Francia) dove abbiamo pernottato all’hotel Ibis come da nostra abitudini, quando c’è possibilità... Il sabato nel primo pomeriggio abbiamo raggiunto CASA.

Cos’è rimasto del viaggio - Il profondo ricordo di un paese dai mille aspetti, da me visitato più volte ma sempre sorprendente. Non ero mai sceso al sud-sud: montagne, mare, campagne coltivate, deserti di sabbia accanto a deserti neri di pietra basaltica, grandi città simil europee ed altre realmente Marocchine ricche di tradizioni. Soprattutto un popolo operoso, i Marocchini riescono a strappare la loro vita a molte terre ingrate, sono ambiziosi, mai rinunciatari. Certamente con il tempo questo paese emergerà, la scolarizzazione è totale, ho visto scuole in villaggi dove non c’è ne l’energia elettrica ne l’acqua corrente, questi ragazzi sono il futuro di un paese dove comunemente presso le tribù nomadi, si dice che i bambini sono la vera ricchezza di una famiglia, più sono, meglio sarà assicurato il futuro alla famiglia.

E’ stato un viaggio abbastanza faticoso, ci è rimasto un po’ il rimpianto di essere arrivati a poco più di 1000 km. da Dakar la mitica, non era però il nostro obiettivo, forse oggi lo sarebbe, basterebbero tre giorni in più per fare andata e ritorno, sarà per la prossima, inchallah!!!!! Per dirla alla loro maniera.

Salam Aleikum a tutti.
Albano
Il tè nel deserto
Una sosta per fare delle foto e un gentile invito per un tè.
L'occasione per apprezzare il complesso rituale di preparazione e la calda ospitalità
fatta con quel poco che è possibile offrire date le condizioni di vita dei nomadi nel deserto.


Pippo e Albano sono già stati in Marocco, in tempi diversi e con gruppi diversi di amici.
I dettagli dei precedenti viaggi sono visibili nei rispettivi siti:
- Marocco di Albano;
- Marocco di Pippo.

cosafare e cosavedere