• Questo sito utilizza cookies di profilazione (forniti da terze parti) al fine di inviare messaggi pubblicitari in linea con le preferenze manifestate dall'utente durante la navigazione in Rete. Scorrendo questa pagina o cliccando un qualsiasi link, acconsenti alluso dei cookie.
This site uses profiling cookies (provided third parties) in order to send advertising messages consistent with the preferences expressed by the user while browsing the Internet. By scrolling this page or clicking any link, you consent to the use of cookies.
INFO Ok

Beirut

Beirut, antichi splendori e recenti ferite

Giugno 2013. Lasciata per qualche giorno l'Italia di Enrico Letta l'ironia della sorte ha fatto si che anche a Beirut si ritrovasse una situazione per certi versi analoga: anche se il governo libanese eletto nel 2009 ha avuto quattro anni di tempo per farne una, non c'è ancora una legge elettorale che garantisca la rappresentatività necessaria per tornare alle urne. Questa, almeno nella versione governativa, una delle due buoni ragioni per rinviare al 20 novembre 2014 le elezioni fissate per il 16 giugno 2013. L'altro buon motivo è da mettersi in relazione con la incerta situazione dell'amato/odiato vicino di casa: la Siria di Bashar Al Assad è fonte di fondate preoccupazioni e i vertici libanesi (orfani del premier Najib Miqati che si è dimesso a marzo) si affidano all'interim autoproclamato di Suleiman per non abbassare la guardia e mantenere una continuità politica, in un momento a dir poco incerto. Metà del paese protesta, giudica pretestuoso ogni rinvio e pretende invece di tornare a votare.

Ecco perché tutto intorno all'Etoile e al Grand Serail (il palazzo in stile ottomano sede del Governo libanese) ci sono solo sbarramenti, filo spinato, cavalli di frisia ed esercito. Per i turisti, almeno il 20 e il 21 giugno, è tutto off-limits. Ci sarà qualche possibilità di passaggio durante il week-end, ma il Grand Serail rimarrà inaccessibile.

Ci si organizza quindi per visitare tutto il resto: le Grotte di Jeita sono poco distanti dalla capitale, ma per arrivarci, a causa del traffico, occorre comunque quasi un'ora: essendo meta prediletta anche dai libanesi - scolaresche, famigliole e fidanzati - occorre prepararsi a lunghe code. Andarci di giovedì, ore 15 circa, si è rivelata un'ottima idea: parcheggio semivuoto e incolonnamenti zero. Davvero un peccato il divieto categorico di scattare foto; macchinette e persino cellulari vengono necessariamente lasciati in custodia e ritirati alla fine dei due percorsi. Dapprima il tracciato superiore, poi quello inferiore, allagato, da percorrere in barca. Il ticket comprende tutto.

Da Beirut a Baalbek occorrono poco meno di due ore di bus. Dai maggiori hotel c'è l'immancabile Nakhal, lo storico Tour Operator libanese, che organizza il tragitto; costa circa 80 Usd. L'ingresso al sito archeologico di Baalbek costa circa 12.000 LL (6 Euro). Nakhal propone un daily tour - Baalbeck, Anjar e Ksara - da maggio a ottobre; tutti i giorni escluso martedì e domenica. Una curiosità: Baalbek è roccaforte del partito islamico Hezbollah le cui bandiere e T-shirts gialle sono una delle tante mercanzie offerte ai pochi (pochissimi) turisti.

http://www.nakhal.com/lebanonTours.aspx?pageid=2738

cosafare e cosavedere