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Marrakesh

Marrakesh, da Churchill a Yves Saint Laurent

Di un luogo dove si sono trascorse piacevoli, solari e fresche giornate non vien che dir bene. Marzo, aria tersa, scesa da poco la scaletta dell'aereo, i monti dell'Atlas - più esattamente l'Alto Atlante - si mostrano con cime ancora abbondantemente innevate. E tutto torna. Anche in Africa c'è la neve. Peraltro, la vetta più alta, che sarebbe poi il Jbel Toubkal, è davvero prossima a Marrakesh (65 km in linea d'aria). Mica uno scherzo: sono più di 4.100 metri slm. Anche in Africa c'è la neve e in Marocco, tra le foreste di cedri, non lontano dai villaggi berberi, vivono pure i leopardi. A Marrakesh, nella piazza Djemaa El Fna, si vedono solo cobra e scimmiette ma immagini di questo Marocco d'alta quota, quasi nepalese, le si trova ben riproposte al Museo del Jardin Majorelle.

L'arrivo al Riad Dar Saad, nella Medina, a due passi dal Souk e dalla Moschea Ben Joussef, conferma quanto la scelta di una dimora in sintonia col luogo possa lasciar sotto pelle, indelebile, il gusto di esserci stato; quanto e più delle piazze e dei minareti. Quando si è stati in giro tutto il giorno è si è un po' affaticati, se la dimora è quella giusta vien da dire torniamo a casa, non torniamo in hotel. E' più che probabile Riad come questo ve ne siano tanti altri, anche più curati e celebrati (da TripAdvisor), ma quel che conta è il pregio palpabile dell'autenticità. Non una sistemazione eguale all'altra: alcune semplici, altre finemente arredate, ogni stanza ha un nome e non un numero; e non si tratta solo di un'astuzia commerciale. L'uso combinato di lumi e lampade creano, la sera, una certa magia. I libri nel salottino adiacente alla minuscola reception, messi a disposizione degli ospiti, si vede quanto e perchè siano stati sfogliati migliaia di volte da chi quella magia l'ha appena vista o conta presto di coglierla, magari la mattina dopo.

La piazza è il must che tutti sanno, per taluni DJemaa El Fna è tutto quel che sanno di Marrakech; quello per cui tutti vengono. Gli incantatori di serpenti, sempre in servizio permanete effettivo, ogni tanto mettono a riposo le loro bestioline coprendole al di sotto dei tamburi tondi e bassi; ne sollevano nel contempo altri risvegliando in tal modo il cobra di turno, che per istinto si drizza e torna ad assumere la tipica posizione di guardia. Nè il frastuono nè tantomeno le ocarine hanno mai incantato alcun cobra. Sono rettili quasi sordi e la loro apparente postura d'attacco è più che altro volta a seguire, controllandolo con lo sguardo, il soggetto in movimento a loro più prossimo.

Il mestiere dell'incantatore è più che altro una licenza commerciale (per esercitare nella piazza ci sono rigide regole) che ha come scopo catturare l'attenzione del turista, fargli scattare qualche foto e pretendere cifre irragionevoli (anche 20 Euro) in cambio di tale concessione. Ne nascono sovente discussioni e dai sorrisi si passa non di rado a qualche acceso battibecco. Affrontando con spirito accomodante la trattativa con il classico "quanto vuoi per qualche scatto" ci si sente rispondere un insidioso "n'est pas un problème". Ma è meglio chiarire prima quanto si sia disposti a pagare: non sarà mai abbastanza ma almeno si stabiliscono dei riferimenti negoziali. Un'esperienza di chi scrive: volevo chiudere la questione a due euro ma ho poi ne ho lasciati sul campo cinque ottenendo in cambio di poter fotografare a ripetizione, indisturbato, per qualche minuto. Così è andata.

Succede spesso che nel tentativo di coinvolgere chi capita a tiro, dallo staff dell'incantatore di serpenti - nel capannello sotto l'ombrellone ci sono sempre diversi addetti ai lavoro - parta un incantatore di turisti che lascia una biscia intorno al collo del passante. Niente paura: quelli usati in questo modo non sono cobra ma serpentelli del tutto innocui. Per dirla tutta, i cobra usati in piazza sono i più sfortunati del mondo. I denti vengono a volte strappati e la produzione delle ghiadole velenifere è in genere pressochè annullata da particolare diete cui è costretto l'animale. Niente paura, ma un po' di pena, a voler essere animalisti.

Intuibili le evidenti differenze, la situazione con il padrone della scimmietta è del tutto analoga. Anche se quelli dei cobra sono più pretenziosi e si presume più ricchi. A far invece un po' tristezza sono i molti adulti, spesso anziani, con costume rosseggiante finto-berbero che si fanno in quattro per farsi fotografare dal turista tirando in ballo un cappellino con giostrina in coppa; roteando la testa fanno girare degli ammennicoli che il copricapo ha disposti a raggiera. Detto delle ottime spremute d'arancio vendute a prezzo fisso (quattro dirham) non è poi così ingiusto concludere che la piazza, di giorno, non sia un granché. La sera, qualcosa cambia e sarà per il cielo del tramonto, sarà per la confusione e la moltitudine che sale al top, ma il luogo è di quelli che vien proprio spontaneo mettersi lì seduti a guardare, dalla veranda di uno dei tanti locali affacciati sulla scena. Straniti, manco si coglie un soggetto in particolare. E' un po' merito e colpa di quel chiasso indistinto che fa si che i bimbi si addormentino anche in ambienti impensabili.

cosafare e cosavedere