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Viaggio in Iran, nonostante tutto
 
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Appunti sparsi di una coppia di milanesi recatisi in Iran, per diletto, nell'agosto 2012.

Programma Stilato diligentemente prima della partenza ma poi liberamente interpretato, anche se le destinazioni quelle erano e quelle sono rimaste:

Visti Forse si potevano ottenere anche all'arrivo, in aeroporto a Teheran, ma ad evitare perdite di tempo o respingimenti di cui si legge sul Web (col senno di poi, alquanto improbabili) abbiamo optato per il classico visto turistico ottenuto al Consolato di Piazza Diaz, a Milano. I nostri scali di arrivo e di ripartenza erano poi a loro modo atipici: entrata in Iran da Mashhad, rientro in Europa da Tabriz, mentre il "visa on arrival" era magari prassi percorribile solo da Teheran, forse. Sta di fatto che siamo partiti da Milano già "vistati". Mi pare di aver speso, per i visti, circa 80 Euro cadauno.

Vaccinazioni Nessuna

Da est a ovest, le città e i luoghi visitati Mashhad, Shiraz, Persepolis, Isfahan, Kerman, Shahad, Gandom Beryan (deserto Dasht-e Lut), Mahan, Rayen, Yazd, Meybod, Nain, Kashan, Abyaneh, Qum, Tehran, Tabriz, Kandovan, Ghara Kelisa.

Internet WiFi presente e gratuito in tutti gli hotel nei quali abbiamo soggiornato. Nessun problema con la posta elettronica, ma niente Social e molti siti "oscurati". Le ricerche con Google rispondono regolarmente ma quando poi si clicca su questo o quel risultato alcune volte ci si ritrova in un sito "governativo" (credo), scritto in farsi, succedaneo di una qualche forma di motore di ricerca. Non resta che chiudere e passare oltre, sperando di avere migliore fortuna col click successivo. Curioso: vedevo senza interferenze il Fatto Quotidiano e credo di ricordare anche Ansa.it - Niente da fare per Corriere.it. Inaccessibile Twitter. Inaccessibile Facebook, ad evitare che una possibile We are all Khaled Said - che potrebbe essere confezionata ad arte, chissà dove - possa far da scintilla ad un incendio doloso appiccato in nome di una "primavera persiana". Logiche di una Repubblica Islamica sotto assedio (e sotto embargo) internazionale.

Embargo Embargo? Quale embargo? Coca-Cola ovunque (quella "vera") pure nelle varianti Zero e Light. Negozi ben forniti, di tutto; a Tehran anche griffe italiane e francesi. Le autovetture Peugeot e Renault sono popolarissime in tutto il paese. Nei cantieri il movimento terra è spesso affidato ai bestioni della Cat. La morsa - fortemente voluta dagli Usa - che vorrebbe e dovrebbe quasi soffocare il paese allo scopo di farlo desistere dai suoi propositi nucleari sembrerebbe - almeno ad una visione superficiale - non funzionare. Il resto del mondo fa spallucce (gli affari sono affari) e se ne lamenta il Wall Street Journal http://online.wsj.com/article/SB123379548035950207.html Pure da noi l'entusiasmo per la condotta anti-iraniana non è alle stelle; anzi, Il Giornale di Sallusti ritiene che "...attendismi e sudditanza rischiano di trasformarci (noi italiani, ndr) nell’unica vittima delle sanzioni studiate per contenere il nucleare iraniano" http://www.ilgiornale.it/news/embargo-petrolio-iraniano-paga-l-italia.html

Clima (luglio-agosto) Di giorno, caldo - in talune località anche 40 gradi - ma asciutto. All'ombra si sta sempre bene. Serate e nottate sempre piacevoli. Non piove mai.

Abbigliamento Un avviso alla reception del nostro hotel a Kashan recitava: "Gentili ospiti, in Iran lo Hijab è una legge, rispettatela". Laconico, a suo modo perentorio. Ma portare un velo (chiamatelo foulard, vi sentirete già meglio) e rinunciare alle gonne non è stato poi un dramma. Abbiamo comprato un vero Chador (lungo, nero e coprente) a Qum, giusto per poter entrare una mezz'oretta negli spazi - peraltro molto belli - nei quali lo Hijab non ammette varianti non ortodosse. E' stato come acqustare un souvenir. Sotto il chador - di giorno, in agosto - il caldo è davvero opprimente per un metabolismo europeo. O forse ne abbiamo acquistato uno non adatto al clima estivo. Lo abbiamo pagato 300.000 Rials (12 Euro). Giusto per sgombrare il campo da equivoci: lo Hijab vale per tutti (anche per i turisti) ma non si applica ai bambini (neanche ai turisti).

Preoccupazioni Le solite, tutte apparentemente infondate, dettate da uno strato di preconcetti e luoghi comuni spesso due dita. Età media bassissima, bimbi e famigliole ovunque. Cordiali ed ospitali (è stato un continuo "Welcome to Iran") gli iraniani non hanno l'aria di volere un'escalation gratuita dei dissapori con Israele. Tuttavia, in loro si percepisce un'identità nazionale inimmaginibile per noi italiani. Ancora piangono i morti della sciagurata guerra con l'Iraq (1980-1988), la guerra "imposta". Le nostre ansie in terra di Persia sono perlopiù mutuate dai nostri telegiornali. Una volta lì, vien da pensare che le minacce - per noi turisti - siano più che altro quelle di un folle ma possibile "fuoco amico". Ma un po' codardo un po' cinico, prima di scatenare un'altra desert storm penso e spero "i nostri" ci daranno il tempo per rientrare in patria.

Ramadan 2012 E' cominciato la sera del 19 luglio e si è concluso al tramonto il 18 agosto. A dire il vero, gli iraniani sembrano non farsi influenzare più di tanto dalla questione del digiuno e della preghiera. In Siria, due anni fa, abbiamo avuto la sensazione che l'osservanza fosse più stretta e rispettata dai più.

Lilli Gruber Sia pur scritto nel lontano 2005, il libro di Lilli Gruber Chador, nel cuore diviso dell'Iran (Rizzoli) si è rivelato più che mai attuale e utilissimo a comprendere Iran e gli iraniani. Anche nel 2012. Meglio di una guida turistica.

Carte di credito Niente carte di credito Visa, MasterCard. Non è nemmeno possibile prelevare contate con Cirrus o Maestro. Questa limitazione è uno dei pochi risvolti tangibili dell'embargo e costringe il turista a partire con gli Euro in tasca. Perlatro, la nostra divisa si cambia alla grande. Bene accetti anche i dollari Usa, pecunia non olet. In realtà, al bazar di Tehran avremmo anche potuto pagare con Visa o MasterCard; le macchinette per strisciare le carte occidentali, taluni commercianti le hanno; ci hanno detto che la transazione avviene triangolando con un point of sale mediatore, formalmente non iraniano. Non avendo concluso la trattativa, non abbiamo acquistato nulla e l'esperienza "Visa Card in Tehran" è rimasta priva di riscontro.

Cambio ufficiale (agosto 2012) Mai cambiare in banca o in hotel, con 100 Euro si ottengono solo 1.500.000 Rials; verificato anche sul currency converter di xe.com/ucc

Cambio non ufficiale (agosto 2012) Nelle agenzie di cambio o per strada la musica è ben diversa, con 100 Euro si mettono in tasca 2.500.000 Rials. Ovviamente, occorre ricordarsi che il Rial non è una moneta convertibile. Se quando state per imbarcarvi e tornare a casa avete ancora in tasca delle banconote "inutil", infilatevi nelle toilette dell'aeroporto e regalatele a chi ha il compito di pulire i cessi. Avrete certamente fatto la cosa giusta (in qualunque posto del mondo vi troviate).

Istanbul-Mashhad All'aeroporto di Istanbul - volo TK0888 per Mashhad - impossibile non notare quella che io avevo ribattezzato all'istante Anna Oxa: tratti medio-orientali, una bella, scollata e sbracciata ragazza in attesa di imbarcarsi, come noi. A una decina di minuti dal boarding time contavamo donne velate e non velate: metà e metà. Poi la chiamata e tutte quante trovano un "rimedio". Anche ad Anna Oxa tocca di ricomporsi. E' l'Iran bellezza, e tu non puoi farci niente. Atterrati e giunti all'Hotel Ghasr Talaee International l'aria è iraniana; la cortesia di tutti nei nostri confronti è decisamente sopra la media. La sistemazione è tipicamente "internazionale". Certo, nel minibar non c'è whisky, ma la Coca-Cola si. Doccia abbondante, lettone confortevole, climatizzazione ok. Siamo ad un piano piuttosto alto e sotto di noi corre la grande arteria Emam Reza.

Mashhad, Imam Reza Shrine Da vedere. Il taxi ci porta in prossimità dell'ingresso e come capiterà spesso si percepisce che sono tutti favorevolmente sorpresi e quindi lieti della nostra presenza. Ciò nonostante ci impediscono di entrare senza aver prima depositato la fotocamera anche se ne scusano a più riprese (i soliti "ordini sueriori"...). Io non riesco a nascondere la mia seccatura; anzi, sono furibondo per il divieto di scattar foto dato che siamo a Mashhad praticamente solo per vedere il Reza Shrine. Per fortuna mi si fa capire che se scatto col telefonino non c'è problema. E va bene... Ma a mia moglie - nonostante abbia il velo a coprirle i capelli - impongono il lenzuolone "total body". Non è finita: ci viene impedito di entrare senza che prima ci venga assegnata una guida, un funzionario dell'autorità religiosa. E va bene... Siamo ai cancelli da circa mezz'ora ma - nonostante tutto il loro garbo - non siamo ancora riusciti a passare. Dalla situazione un tantino caotica e nevrotica che è venuta a crearsi, sbuca fuori una giovane ragazza italiana (un segno che Allah esiste) la quale facendosi interprete cerca di accomodare tutto. Tutto sommato non è difficile: noi turisti si vuol vedere e fotografare le bellezze del luogo senza tante menate; loro che del luogo sono i custodi hanno esigenze di security. E va bene... Arriva la guida; data la somiglianza io lo ribattezzo Fiorello. Parla inglese. Ci mostra che le donne hanno da passare il varco in un luogo diverso dagli uomini. La situazione ci suona - lo ripeto - un po' caotica e a suo modo ansiogena; siamo in Iran da pochissime ore. Può sembrare ridicolo ma perderci di vista, anche solo per cinque minuti - fa pensare alla remota possibilità che qualche cosa vada storto. Cose di cui non si sa. Fraintesi. Irregolarità latenti. Occorresse, basterà la nostra perfetta buona fede per chiarire tutto? Siamo in ballo e balliamo. Io passo di qui, lei (mia moglie) passa di la e dopo pochi minuti ci ritroviamo con Fiorello oltre i cancelli. Tutto bene. L'insofferenza da parte mia - col senno di poi - era del tutto immotivata. Di qui tutto in discesa ma prima di iniziare la visita vera e propria Fiorello ci porta - volenti o nolenti - in una sala molto bella dove siamo invitati a compilare un modulo (chi siete, da dove venite, che lavoro fate, di che religione siete). E va bene... Superata anche questa formalità Fiorello attacca a raccontarci del luogo e io prendo a scattare a più non posso col telefonino. Si passeggia e si conversa amabilmente; ok per le aree aperte, molto belle, vaste e rilassatamente animate, nelle moschee però non possiamo entrare. E va bene... Mi smarco dalla "benevola sorveglianza" di Fiorello e ritraggo anche bimbi, donne e famigliole. Forse non avrei dovuto: Fiorello riceve una chiamata sul cellulare; diventa cupo e ci dice che la visita è finita; dobbiamo avviarci in fretta verso l'uscita. Mi racconta che l'autorità religiosa lo ha rimproverato per non essermi stato sempre accanto (per la verità sono stato io a defilarmi). La cacciata dal tempio è avvenuta tutto sommato a visita pressochè conclusa e le eventuali conseguenze disciplinari (non credo...) hanno semmai riguardato lui. Noi siamo usciti tra sorrisi e cenni di ringraziamento. La visita durata circa due ore, la custodia della macchina fotografica, la guida parlante inglese, una busta con cartoline e materiale promozionale (ben fatto), il noleggio del chador (il "lenzuolone total body") sono costati zero.

Shiraz e Persepolis Da Shiraz in un'ora si arriva a Persepolis. Siamo li alle due del pomeriggio. Un grande e semideserto parcheggio lascia intendere che qualcosa non stia girando per il verso giusto. Anche i negozietti di souvenirs ai lati delle stradine che conducono all'ingresso sono tutti chiusi. Quest'aria dismessa in parte dipende dalla stagione e dall'ora che abbiamo "scelto" per visitare il sito; in parte dipende dal venir meno della domanda turistica che a sua volta è conseguenza dell'idea circolante in occidente, idea secondo la quale l'Iran è un paese quasi in guerra che si è scelto dei nemici piuttosto impegnativi (Israele e Usa). Qualche tettoia di troppo, alcuni irritanti divieti e qualche inutile barriera in plexiglass rendono il sito archeologico meno fruibile di quel che potrebbe essese. La luce e le temperature del primo pomeriggio sono delle peggiori e una volta trovata un po' d'ombra al riparo di qualche colonna millenaria vien voglia di non muoversi. Due ore più tardi i colori diventano più saturi e torna la voglia di far foto. Arrivano alla spicciolata altri turisti, per lo più iraniani. Risaliti in auto, in pochi minuti arriviamo al minuscolo sito di Nashshe-e-Rostam e poi alle imponenti pareti verticali delle tombe di Naqsh-i Rajab. A Pasargad non ci andiamo; occorrerebbero altri 80 kilometri; ci vanno quelli che passano di li per poi proseguire in direzione Yazd ma noi dobbiamo invece fare dietro-front e rientrare a Shiraz.

Hafez di Shiraz A Shiraz e in tutto il paese c'è un grande rispetto per i poeti. Di tale venerazione il mausoleo di Hafiz ne è espressione tutt'altro che isolata. Quanto grande sia poi la sua poesia non saprei dire, dato che la poesia in genere mi lascia del tutto indifferente. Questi sono alcuni stralci trovati in Rete che possono forse tornar utili a capire la levatura del vate iraniano: http://www.inognidove.it/persia/Hafiz-Poems.pdf

Isfahan, Hotel Abbasi Dimora da sogno, l'Hotel Abbasi di Isfahan, anche perchè - come spesso ci capita di fare - chiediamo una stanza migliore rispetto alla prima che ci viene offerta, ci accontentano e ce ne danno una rivolta verso il giardino interno. Arredo semplice ma non dizzinale. La sera il clima è perfetto: non occorre aria condizionata, lasciamo sempre aperta la porta che da sul balcone. C'è una brezza che muove le tende. Il cielo è blu scuro, sereno. Fino ad una certa ora arriva da sotto il chiacchiericcio della Isfahan benestante che viene qui all'Abbasi a cenare. Ci sono molte benestanti coppiette e ci sono moltissimi tavoli affiancati di benestanti famiglie ed amici con mogli e figli (tantissimi) che corrono e giocano con l'acqua delle immancabili fontanelle. In Iran c'è una vera e propria cultura dell'acqua intesa come primario elemento decorativo. Fa bene allo sguardo e fa bene allo spirito; diffonde un senso di serenità. A pensarci è vero un po' in tutto il mondo, ma qui ancora di più.

Kerman Kerman è profondo Iran e se in Iran ci vanno in pochi, a Kerman di turisti eravamo solo noi. E in effetti a percorrere l'antico bazar coperto ci si sente gli occhi di tutti puntati addosso. Niente di che preoccuparsi, ma se tutti ti guardano è difficile non provare imbarazzo nello scattare qualche foto in un luogo affollatissimo dove ogni inquadratura contiene almeno una ventina di persone, la metà donne. Mentre altrove il velo, spesso colorato, basta e si limita a coprire i capelli, qui il chador - nero, ovviamente - è la regola. Lo si vede portato anche dalle bambine nell'età in cui la legge - lo Hijab - consentirebbe loro i capelli sciolti.

Gandom Beryan Partendo la mattina da Kerman, siamo andati a lambire il deserto del Dasht-e-Lut - nelle ore centrali di venerdì 10 agosto 2012 - e più precisamente abbiamo fatto una brevissima sosta non lontani dal famigerato Gandom Beryan (il cartello 30.747944, 57.759102 recita the hottest area of the world) che passa per essere il punto più torrido e arido della terra, almeno stando ai rilevamenti radiospettrometrici dei satelliti Nasa. 70 gradi Celsius. Mia moglie è sempre rimasta chiusa nel fresco dell'aria condizionata della Renault ma io sono sceso dall'auto per circa cinque minuti, per scattare qualche foto: luce pessima, senza ombre, nessun contrasto, nessun colore. La Panasonic Lumix funziona anche in quelle condizioni estreme ma il bulbo oculare si secca invece subito; così pure le mucose nasali. Sarebbe stato meglio arrivarci la mattina o nel tardo pomeriggio, ma quel giorno è andata così. Per arrivare al Dasht-e-Lut, da Shahad - che già di suo ha l'aria di essere l'ultimo luogo abitabile da un essere umano - occorre percorrere altri 45 kilometri in direzione nord, verso il confine con l'Afghanistan, lungo la strada che porta a Nehbandan. Mette un po' d'ansia immaginare che l'auto si possa fermare per un guasto; vien da pensare che in quelle condizioni ci sia un ridotto margine di sopravvivenza che ha da bastare per chiedere aiuto. Strano ma vero; il cellulare trova comunque una rete cui aggrapparsi; un parziale sollievo. Lungo il percorso vale la pena di fermarsi una mezz'oretta al caravanserai di Shafiabad, molto ben conservato; lo si scorge anche dalla strada.

Mahan

Rayen

Yazd

Kashan

Abyaneh

Qum

Tehran

Tabriz Una curiosità; la piscina dell'International Hotel Tabriz, una struttura realizzata nel 1971, era stata certamente concepita per farci il bagno, come si usa fare - tempo permettendo - ovunque ci sia una piscina. Col ripristino dell'ortodossia islamica, il ritorno dell'Ayatollah Khomeini e la cacciata dello shah, alla piscina è stata aggiunta una ringhiera lungo tutto il perimetro tale da ricondurla ad una funzione essenzialmente decorativa. Una fittizia cascatella completa il quadro. Vietato bagnarsi (ma non ne abbiamo mai sentito il desiderio).

Kandovan Già in Tunisia, a Matmata, avevamo visto gente abitare nelle buche a loro modo arredate e persino allacciate alla energia elettrica, ma erano poche unità e sembravano più che altro stare al gioco di un copione che così li aveva promessi e così li doveva far vedere ai turisti europei in vacanza. La sensazione una volta arrivati a Kandovan è che qui, invece, una non sparuta schiera di matti - a pochi kilometri dalla moderna Tabriz - perseveri nel vivere convintamente negli anfratti rocciosi scavati o naturalmente creatisi tra i pinnacoli di cenere vulcanica solidificata, lascito di una remota eruzione del Monte Sahande. Pur autentico nelle "abitazioni" più scomode e fuori mano, il villaggio ha comunque una evidente vocazione turistica, qualcosa di non spontaneo, nelle zone "basse", quelle vicine alla strada. Tutti i negozietti stanno al gioco e vendono souvenir e generi di conforto (qui va per la maggiore un'acqua minerale che vanterebbe proprietà terapeutiche). L'architettura è peraltro spesso corrotta da aggiunte di muri in mattone e tetti in lamiera ma resta non di meno particolare. Già, ma a quali turisti è rivolta l'attrazione Kandovan? Abbiamo avuto la sensazione di esser li davvero in pochi, noi europei. Perlopiù si tratta di iraniani in gita. Essendo Kandovan - per certi versi - un "parco a tema" ai visitatori è richiesto un pedaggio di ingresso. Non è il caso di soffermarsi poi tanto nel cercare di capire il grado di autenticità del tutto. C'è un misto di originale e fake. Fate un po' voi... look at those cavemen go, it's the freakiest show (David Bowie, Life on Mars).

Ghara Kelisa Siamo in Azarbaijan, inteso come regione nord occidentale dell'Iran, a 90 km dal confine di Bazargan con la Turchia. Paesaggio molto bello; una regione di chiara influenza armena, impreziosita da piccole chiese solitarie. Non molto distante dalla notevole Ghara Kelisa c'è il minuscolo monastero di Zorzor (o Dzor-Dzor) 39.187037, 44.47631 affacciato un tempo sulla valle, oggi sullo specchio d'acqua venutosi a formare con la costruzione della diga di Baroon. Noi siamo arrivati "solo" sino a Ghara Kelisa (3-4 ore d'auto da Tabriz) e subito siamo rientrati ma credo possa valere la pena di dedicare a questo angolo di mondo una "due giorni" a caccia di ponti e chiesette; da collezionare ve ne sono almeno una mezza dozzina.

Iran e Hollywood Argo, film diretto e interpretato da Ben Affleck (2012), narra di una vicenda parallela rispetto alla presa degli ostaggi dell'Ambasciata Usa a Tehran (4 novembre 1979): mentre le 52 persone sequestrate dai Guardiani della Rivoluzione sono al centro dell'attenzione dei media di tutto il mondo e ci restano per 444 giorni, uno sparuto gruppo di sei diplomatici americani riesce ad infilarsi nel compound canadese e tornare rocambolescamente in patria dopo 85 giorni, molto prima degli altri. L'episodio, reale ma alquanto secondario, ha ritrovato con questo film di Affleck gli onori del grande schermo, ben disposto a dimenticare il maldestro tentativo - reale pure quello - di risolvere la situazione con un atto di forza (l'Operation Eagle Claw, autorizzata da Jimmy Carter nell'aprile del 1980); tentativo tragicamente fallito, pare per motivi "meteorologici". Sia pur illuminando la storia ai suoi margini, la pellicola di Affleck risulta interessante; peccato per le ridicole scene - inventate di sana pianta - che alla fine vedono automobili in pista di decollo ad inseguire il salvifico volo Swiss Air SR 363 che il 27 gennaio 1980 riporta a casa "i magnifici sei". Ma si sa: "mai rovinare una bella storia con la verità". Per saperne di più sul come si è davvero svolta la vicenda: http://www.foreignpolicy.com/articles/2012/10/18/the_true_spy_story_behind_argo?page=0,0

Iranians What might save us, me and you is if the Iranians love their children too (Sting, Russians). Ho visto e ne sono più che certo: anche gli iraniani amano i loro bambini.


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Amir Chakhmaq (Yazd)

Anduhgerd
Ai margini del sabbioso Dasht-è-Lut, formazioni argillose di una ocra rossa.

Anduhgerd

Aranceto e Qavam House (Shiraz)
L'aranceto o Narenjestan impreziosice la dimora della potente famiglia degli Qhavam, in origine facoltosi commercianti passati successivamente a ricoprire importanti ruoli governativi durante la Dinastia degli Zand.  [photo: Paolo Cecchellero]

Qavam House (Shiraz)  [photo: Paolo Cecchellero]

Ardakan
I rilievi del Kuh, dove le nevicate sono molto frequenti, dividono la parte centrale del paese e hanno vette che possono raggiungere anche i 3000-4000m.

Ardakan

Ardakan

Bagni di Vakil (Shiraz)
Accanto alla Moschea si trovano gli omonimi sontuosi Bagni.  [photo: Paolo Cecchellero]

Bagni di Vakil (Shiraz)  [photo: Paolo Cecchellero]

Bam
L'antica città-fortezza di Arg-é-Bam è stata distrutta nel 2003 da un forte terremoto. Era stata il set che rappresentava la Fortezza Bastiani nel film Il deserto dei Tartari tratto dal romanzo di Dino Buzzati. La vista da satellite è anteriore al terremoto. A Rayen invece c'è ancora una piccola cittadella-fortezza.

Cattedrale Armena di Vank (Isfahan)  [photo: Paolo Cecchellero]

Cattedrale Armena di Vank (Isfahan)  [photo: Paolo Cecchellero]

Dasht-e Kavir: immagine satellitare
Dasht-e Kavir (Kavir-e Namak o Grande Deserto Salato) 800 x 320 km. I kavir sono le paludi salate.

Dasht-e Lut
I 'Castelli di Sabbia' a nord est di Kerman. Dasht-e Lut significa deserto del vuoto, del nulla.  [photo: Wikipedia]

Dolat Abad Garden (Yadz)  [photo: Paolo Cecchellero]

Dolat Abad Garden (Yadz)  [photo: Paolo Cecchellero]

Eram Garden (Shiraz)
Un giardino botanico. Eran, in persiano dall'arabo iran, che significa paradiso.  [photo: Paolo Cecchellero]

Eram Garden (Shiraz)  [photo: Paolo Cecchellero]

Esfahan: cimitero dei martiri
Il Golestan-e Shohada è il cimitero dei martiri che morirono nella guerra fra l´Iran e l´Iraq, ai tempi di Khomeini negli anno '80, e che causò diverse centinaia di migliaia di vittime.

Isfahan: cimitero dei martiri

Esfahan: colombaia

Esfahan: colombaia

Esfahan: colombaia

Gandom Beryan (Dasht-e-Lut Desert)
A lato della strada asfaltata che porta da Shahad a Nehbandan, il cartello recita: Benvenuti al Gandom Beryan, la regione più torrida del mondo. Qualcuno ha però inteso censurare, verniciandoci sopra, alcune parti della scritta. Il Gandom Beryan si trova in realtà a circa 40 kilometri; di qui - per arrivarci - parte una pista appena accennata. Un'avventura per la quale è assolutamente necessario affidarsi ad una guida locale.  [photo: Paolo Cecchellero]

Hastadan
Campeggio attrezzato ai margini del deserto del Dasht-è-Lut.

Hemmatabad

Hemmatabad
Formazioni di argilliti e arenaria rossa, tipiche di questa zona predesertica.

Hotel Abbasi (Isfahan)  [photo: Paolo Cecchellero]

Hotel Ghasr Talaee International Mashhad
La grande arteria stradale dedicata all'Emam Reza (forse la si può chiamare Imam Reza Avenue) passa sotto il Ghasr Talaee International Hotel. Un quattro stelle di Mashhad, centrale ma non abbastanza da raggiungere a piedi lo Shrine Imam Reza. In lontananza, il monte Dizbad, che supera i 2700 metri.  [photo: Paolo Cecchellero]

Hotel Ghasr Talaee International Mashhad
Il Ghasr Talaee International è un hotel di stampo occidentale, per taluni aspetti finanche kitsch. Non gli manca nulla se non un po' del charme esotico che si può invece ritrovare (ma in Iran non è facile) in qualche altra soluzione di standard inferiore.  [photo: Paolo Cecchellero]

Hotel Moshir Al Mamalek Garden (Yazd)

Hotel Moshir Al Mamalek Garden (Yazd)

Isfahan: piazza Emam
con la sua lunghezza di mezzo km è una delle più grandi piazze del mondo. Ospita numerosi edifici di epoca safavide: a sud la Moschea dello Scià, a ovest il palazzo Ali Qapu, a est la Moschea Sheikh Lotfallah,a nord l'antico Bazaar.

Isfahan: piazza Emam
la cupola della Moschea Sheikh Lotfallah. La cupola principale è a doppia calotta e il colore delle piastrelle assume una tonalità diversa a secondo della luce.

Isfahan: piazza Emam
la Moschea dello Scià.

Isfahan: Ponte Siosepol
Ponte costruito all'inizio del XVII secolo; attraversato da centinaia di persone ogni giorno che passano da una riva all'altra dello Zayandeh.

Isfahan: Ponte Siosepol
La parte sud del ponte, dove lo Zayandeh corre più velocemente, ha degli archi supplementari dove sono state costruite delle sale da the.

Isfahan: Ponte Siosepol
Il ponte è composto da due file di 33 (siosepol) archi; è conosciuto anche come Allah-Verdy-Khan.

Kashan: Tabatabaei
Khaneh Tabatabaei-ha è la famosa casa storica della famiglia Tabatabaei in Kashan. Costruita intorno al 1840 con 4 splendidi cortili, belle pitture murali, finestre con vetri colorati, e molti elementi della architettura residenziale classica persiana.

Kashan: Tabatabaei
Cortile principale.

Kashan: Tabatabaei
Il canto degli uccelli che si rifugiano all'ombra ristoratrice dei cipressi presenti nei giardini persiani, allieta lo spirito e ricorda l'armonia tra uomo e natura nel paradiso divino.

Kerman: bazar
Il bazar è di epoca safavide ed è costruito in mattoni.

Kerman: bazar

Kerman: bazar
Nella cultura islamica l'acqua è sempre presente sia come elemento purificatore che come esaltazione dei sensi (udito e vista).

Kerman: Masjed-e-Jame
Kerman si trova al confine occidentale del deserto di Dash-e Lut. La moschea Masjed-e-Jame risale al XIV secolo, famosa per il suo portale, i suoi minareti e per i mosaici di piastrelle.

Kerman: Masjed-e-Jame

Kerman: Masjed-e-Jame
La moschea Masjed-e-Jame: mosaici di piastrelle in maiolica dai colori blu e giallo raffiguranti motivi floreali, iscrizioni, versi di poesie o sure del Corano.

Khaju Bridge (Isfahan)
Probabilmente il più bello, anche se non il più antico, dei ponti della regione di Isfahan. Fatto costruire dal Re Shah Abbas alla metà del '600 sulle rovine di un preesistente ponte sul fiume Zayandeh, un corso d'acqua che scorre da ovest a est, passa Esfahan per poi spegnersisi nel deserto del Kavir. Purtroppo, durante i mesi estivi è in secca e buona parte del suo fascino viene inesorabilmente a mancare.  [photo: Paolo Cecchellero]

Mahan
Mahan è conosciuta per la tomba del grande capo sufi Shah Nematallah Vali e per i giardini Shazdeh (i giardini del principe).

Mahan: torri di ventilazione
Tomba del grande capo sufi Shah Nematallah Vali. Sul tetto due bagdir (torri di ventilazione).

Mahan: Shah Nematollah Vali
Shah Nematollah Vali (or Nimatullah Wali) 1330-1441 - Nato in Siria da una famiglia Sufi, grande viaggiatore del mondo islamico. Ispiratore di una grande scuola Sufi.

Maranjab: caravanserraglio
Date le condizioni climatiche l'area è scarsamente abitata, perciò il caravanserraglio serviva da ristoro alle numerose carovane di uomini e animali che si dirigevano da nord a sud.

Maranjab: caravanserraglio

Maranjab: dune
Deserto del Kavir; i kavir sono i numerosi bacini dal fondo melmoso e salato che si trovano in questa area; queste zone sono separate tra loro da numerosi cordoni sabbiosi (rigs).

Maranjab: dune

Maranjab: dune

Imam Reza Shrine (Mashhad)  [photo: Paolo Cecchellero]

Imam Reza Shrine (Mashhad)  [photo: Paolo Cecchellero]

Mausoleo di Hafez (Shiraz)  [photo: Paolo Cecchellero]

Moschea di Nasir al-Mulk (Shiraz)  [photo: Paolo Cecchellero]

Nain
Nain si trova a 150 km circa da Yazd. Da Nain a Kashan occorrono altri 200 km.

Nain
Il tè (chày) è la bevanda nazionale, va servito bollente, nero, e molto forte, in una piccola tazza di vetro a forma di corpo di donna e va sorseggiato stringendo tra i denti un pezzetto di zucchero (ghand).

Naqsh-e Rostam
In questa immagine di Amir Hussain Zolfaghary si intravede a sinistra la Torre (Cubo) Zohorastriano, la Tomba di Dariush II e ii bassorilievi.  [photo: Wikipedia]

Naqsh-e Rostam  [photo: Paolo Cecchellero]

Naqsh-e Rostam  [photo: Paolo Cecchellero]

Naqsh-i Rajab
Naqsh-e Rajab insieme a Naqsh-e Rustam (a poco più di 2 km a nord) fanno parte del complesso archeologico di Marvdasht, proposta candidatura quale World Heritage Unesco.  [photo: Paolo Cecchellero]

Natanz
Dell'epoca islamica conserva un notevolissimo complesso comprendente una bella moschea a quattro ivan (gallerie su due piani nel cortile della moschea), la tomba di Abdu's Samad al-Isfahani e un minareto a torre cilindrica. Molto bella anche la ceppaia di platano.

Natanz

Natanz
Dell'epoca islamica conserva un santuario mongolo con cupola ottagonale (non tonda) proiettata verso l'alto per intimorire.

Neybid
Palmeti sotto i quali scorrono canali di irrigazione e dove vengono coltivati gli alberi di agrumi, in modo che i frutti, ombreggiati dalle palme, non si scottino con il caldo estivo.

Neybid
Mezzi di trasporto antichi e moderni.

Neybid
Lavaggio di un tappeto.

Persepoli
Una delle cinque capitali della dinastia achemenide (con Babilonia, Ecbatana, Pasargade e Susa). Il nome greco di Persepoli (città di Parsa) deriva dal nome originario di Parsa.

Persepoli
La costruzione iniziò nel 520 a.C. sotto Dario I e durò settant'anni. Non fu mai terminata a causa dell'invasione dell'impero achemenide con Alessandro Magno. Non fu mai una residenza permanente: il suo scopo era quello di ospitare le celebrazioni del nuovo anno.

Persepoli
L'imponente complesso era formato da palazzi e dall'Apadana, cioè il luogo delle udienze formato da 36 colonne vivacemente colorate.

Quran Gate (Shiraz)  [photo: Paolo Cecchellero]

Rayen
Il castello di Rayen è costruito in mattoni di terra, ha un'architetttura simile alla cittadella-fortezza di Bam distrutta dal terremoto del 2003.

Rayen

Rayen
Cittadina di epoca sassinide, abitata dal XIX secolo, muro di terra e paglia con 16 torri di guardia.

Shafi Abad
Caravan serraglio selgiuchide: punto di sosta e riparo delle carovane.

Shafi Abad
Caravan serraglio [...]

Shafi Abad: un qanat
Visibile un qanat: sistema di trasporto dell'acqua per insediamenti umani e per l'irrigazione in ambienti caldi e aridi. Tecnologia sviluppata inizialmente nell'antica Persia e poi diffusa in altre culture.

Shahad
Un triste cartello che ricorda lo schianto di un aereo sulla montagna. Siamo a 85 km da Kerman. Da Shahad, percorsi altri 45 km circa con opportuni mezzi adatti al fuoripista, si arriva alle formazioni rocciose che caratterizzano la parte più spettacolare del deserto.

Shahad
On the road

Shazdeh Garden (Mahan)
Bag-e Shah, i Giardini del Re (noti anche come Bagh-e Tarikhi-e Fin oppure Bagh-e Amir Kabir), forse il più bel esempio rimasto di giardino iraniano. Progettato per lo scià Abbas I, apprezzato per le sue sorgenti naturali.

Shazdeh Garden (Mahan)
Visione classica del giardino con l'acqua che lo attraversa tutto come i fiumi del paradiso, portando frescura, ombra e volatili per la delizia dei sensi.

Shazdeh Garden (Mahan)

Shiraz: Arg-e Karim
Arg (cittadella) di Karim. Una delle 4 torri circolari della fortezza della cittadella di Karim Khan. Fino al 1971 è stata usata come prigione, adesso appartiene alla polizia e l'interno non è visitabile.

I bagni dell'Arg-e Karim  [photo: Paolo Cecchellero]

Shiraz: Masdjed-e Vakil
Il portale d'ingresso è alto 30m. (la foto ne mostra una parte) ed è un grande esempio di architettura safavide, decorato con motivi geometrici e calligrafici.

Shiraz: Masdjed-e Vakil
Portale d'ingresso con decorazioni a stalattite armonizzate dall'uso del colore.

Shiraz: Mausoleo Shah-e Chareg
Durante le funzioni gli uomini sono divisi dalle donne da un telo che viene aperto solo alla fine della cerimonia quando gli uomini sono usciti.

Shiraz: Mausoleo Shah-e Chareg
La grande cupola a forma di bulbo è interamente ricoperta di piccole piastrelle di specchi, come tutto il resto del mausoleo, rendendo l'interno abbagliante.

Shiraz: Mausoleo Shah-e Chareg  [photo: Paolo Cecchellero]

Sirac
Area agricola con frequenti impianti di alberi da frutta e cereali.

Sirac
Il rito della cucina in una casa contadina, riso e stufato con pomodori e albicocche.

Takht-e Soleyman (Tempio del Fuoco)
Takht-e Soleyman è una cittadella fortificata, costruita in epoca Sassanide attorno ad un piccolo cratere. Nel complesso c'è anche uno dei tre Templi del Fuoco che nella religione zoroastriana costituivano un passaggio obbligato per i regnanti, prima di poter salire al trono. Il luogo è stato dichiarato Patrimonio dell'Umanità, nel 2003.

Vakil Bazaar di Shiraz  [photo: Paolo Cecchellero]

Yasuj

Yasuj

Yasuj
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Tutte le immagini sono di Tina Ponzellini salvo dove altrimenti specificato (Paolo Cecchellero, Wikipedia)