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Dancalia e Tigrai
 
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Tappe per un viaggio in Dancalia e Tigrai
In genere si parte da Addis Abeba e ci si dirige verso nord attraversando panoramici pascoli e villaggi. Si percorrono le zone degli Amhara e degli Oromo e, la domenica, merita una visita il mercato di Senbete, dove gli Afar scambiano le loro merci con le popolazioni montane.

Proseguendo verso nord-est si entra finalmente in Dancalia, l'ampia depressione che segna l'inizio della Great Rift Valley, la grande frattura della crosta terrestre che scende un centinaio di metri sotto il livello del mare. Qui troviamo deserti lavici, vulcani attivi e pianure di sale, immersi in un paesaggio che in alcune zone sembra lunare e in altre marziano. Questa è la zona degli Afar, o Danakil: nomadi fieri e indipendenti che vivono allevando dromedari e capre oppure commerciando il sale che estraggono dalle piane formatesi quando qui c'era il mare.

In terra Afar, a Bati, al mercato del lunedì si incontrano anche le etnie Wollo e Oromo. Proseguendo a nord-est si arriva ad Asayta, antica capitale del sultanato Afar di Aussa, e dove oggi ci si organizza per le esplorazioni in Dancalia.

L'esplorazione della Dancalia inizia col lago salato di Afrera e le saline che sfruttano l'evaporazione delle sue acque raccolte in ampie e basse vasche sotto i cocenti raggi del sole. Non lontano del lago si raccoglie altro sale in una piana ampia centinaia di chilometri dove si formano ogni anno, dopo le piogge, delle spesse croste di sale che vengono sollevate e tagliate in mattonelle da caricare nelle carovane che le portano ai mercati.

Nella piana del sale si lavora in un ambiente infernale, temperature intorno ai 50 gradi, nessun riparo dal sole che si riflette nella superficie salata della piana, un'organizzazione del lavoro ben strutturata dove ognuno sa cosa fare: gruppi di 3-4 tigrini cristiani, provenienti dall'altopiano, hanno il compito di sollevare con delle lunghe leve di legno le lastre di sale dalla crosta del deserto; gli intagliatori, Afar musulmani, ne ricavano con delle corte piccozze delle mattonelle di diverse dimensioni ben definite; i cammellieri, che hanno ordinato il sale, portano cibo e acqua ai lavoratori del sale, poi caricano i loro dromedari, muli e asini, e con delle lunghissime carovane iniziano il lungo e faticoso trasporto verso i mercati dell'altopiano. Un ambiente infernale dove cristiani e musulmani cooperano pacificamente all'interno della preziosa economia del sale, sulla quale vivono, da tempi immemorabili, migliaia di famiglie.

Insieme al bianco del sale la natura qui offre incredibili spettacoli pirotecnici e di colori. Dal bordo della caldera dell'Erta Ale lo spettacolo della lava incandescente con i suoi vapori e le sue esplosioni è indimenticabile, soprattutto al buio della sera e della notte. I colori sono invece offerti dalla natura a Dallol, antico vulcano collassato, con centinaia di geyser attivi che rilasciano in continuazione vapori di zolfo e materiali che depositandosi creano ad un paesaggio surreale dalle strane forme e dai vivacissimi colori.

Dopo questi incredibili spettacoli di natura e cooperazione umana, ci si può dirigere a ovest verso il Tigrai, seguendo in parte le piste carovaniere verso l'altopiano, per andare a visitare le antiche e innumerevoli chiese e monasteri. Nel massiccio del Gheralta, per le forme e i colori delle guglie e delle torri, si ha quasi l'impressione di trovarsi nelle nostre Dolomiti. Il paesaggio però è completamente diverso: un ampio altopiano con enormi spazi completamente tappezzati di piccolissimi villaggi con i loro campi e i loro pascoli, e intorno, sulle pareti delle montagne, chiese scavate nella roccia intorno al XVI secolo e ricchissime di dipinti sacri.

Questo ed altro ancora offrono queste regioni dell'Etiopia che meritano più di un viaggio. Viaggi da fare però con una certa cautela perché la vicinanza della Dancalia all'Eritrea la rende una regione a volte molto pericolosa. Un altro pericolo, di altra natura, è la scomparsa delle carovane del sale, perché basta la costruzione di una strada camionabile per renderle economicamente non più redditizie, distruggendo un equilibrio economico costruito in moltissimi anni di dispute e accordi, che interessa migliaia di famiglie, ed egoisticamente parlano, anche noi turisti che perderemmo un mito.

Dancalia: la via del sale

Seguendo le carovane di dromedari, muli e asini,
che fanno la spola fra i mercato dell'altopiano
e la depressione del deserto della Dancalia
per trasportare le mattonelle di sale.
Un viaggio lungo una sessantina di chilometri
e che dura 4 giorni, trasportando anche i viveri
per le persone e per gli animali,
dato che strada facendo non si trova nulla,
rischiando anche di non trovare acqua se,
sfortunatamente, la stagione fosse particolarmente secca.
Dancalia: Piana del Sale, Erta ale e Dallol

Alcune riprese video dal mercato di Sentebe,
continuazione per il passo di Termabere,
visita al salatissimo lago di Afrera,
salita allo scoppiettante vulcano di Erta Ale,
i fantasmagorici colori di Dallol,
la piana del sale da dove partono le carovane del sale,
e conclusione all'altopiano del Tigrai.


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Jewaha
Bambini di Jewaha, incontrati nella strada che da Adis Abeba porta a Dessiè.  [photo: Pippo Mettone]

Jewaha
Fianco a fianco etnie e religioni diverse.  [photo: Pippo Mettone]

Senbete
Il mercato di Senbete è anche occasione per sfoggiare acconciature e vestiti della festa.  [photo: Pippo Mettone]

Senbete
La domenica a Senbete è giorno di mercato per le diverse etnie della zona: Oromo, Afar, Amhara che si incontrano per vendere, acquistare o barattare merci di tutti i tipi.  [photo: Pippo Mettone]

Bati
Capigliature al mercato del lunedì in Bati.  [photo: Pippo Mettone]

Bati
Le coloratissime donne al mercato di Bati che vendono le piastre dove cucinare la enjera, il piatto base della cucina etiope. La enjera è una larga crêpe preparata in pochi minuti con acqua e farina di teff, un cereale degli altopiani etiopici; sopra la grande sfoglia spugnosa dal sapore acidulo si [...]  [photo: Mariella Orso]

Bati
A BAti si tiene il lunedì il secondo più grande mercato in Etiopia, dopo quello di Adis Abeba. Un mercato caotico che copre un'intera collina dove diverse etnie si incontrano per lo scambio di merci. E' considerato uno dei più interessanti d'Africa.  [photo: Mariella Orso]

on the road: capanne
Tipiche capanne etiopi incrociate nella strada che collega Bati a Mile.  [photo: Pippo Mettone]

on the road: babbuini
Branco di babbuini sulla strada nei pressi di Dubti  [photo: Pippo Mettone]

on the road: Dubti
Capanne di nomadi  [photo: Pippo Mettone]

Asayta
Sistemazione alberghiera essenziale, ma si potrebbe ben dire con Gino Paoli: 'il cielo in una stanza'.  [photo: Pippo Mettone]

Asayta
La preparazione del caffè in Etiopia segue un rituale antico e preciso, e necessita di tempo e apertura alle sensazioni. Serve un fornello a carbone, una padella bucherellata per la tostatura del caffè, una gebenà, ovvero un'anfora di coccio dal collo allungato e stretto, delle fingiàn, ovvero delle tazzine senza manico, zenzero grattugiato, zucchero e incenso. Sacerdotessa della cerimonia è in genere una donna che prepara il caffè in uno spazio di terra ben visibile da chi [...]  [photo: Pippo Mettone]

Asayta
La vecchia moschea.  [photo: Mariella Orso]

Asayta: volti
Donne di Asayta  [photo: Pippo Mettone]

Asayta: volti
Uomini di Asayta  [photo: Pippo Mettone]

Tombe afar
Tombe di un clan afar, tumuli di diversa forma, dimensione e altezza a seconda del ruolo che ricopriva il defunto nel clan. In cima ai tumuli ci sono delle pietre che a seconda del numero e del posizionamento indicano se il guerriro è stato valoroso e ha ucciso molti nemici o se invece è stato ucciso e se la sua morte è stata vendicata dai familiari.  [photo: Mariella Orso]

on the road: sud di Afrera
Paesaggio della Dancalia nella strada che porta verso nord al lago di Afrera.  [photo: Pippo Mettone]

Lago Afrera
Riva sud del Lago Afrera, un lago super salato di origine vulcanica, uno dei vari laghi della depressione dancala. Raggiunto nel 1928 dagli esploratori italiani Nesbitt, Pastori e Rosina che fecero conoscere la Dancalia al resto del mondo. Nel 1929 l'esploratore Francheti lo battezzo Lago Giulietti per ricordare l'esploratore ucciso nella regione molti anni prima. In linga afar è conosciuto come Egoghi Bad.  [photo: Mariella Orso]

Lago Afrera
Il lago Afrera è ricchissimo di sale, come tutta la depressione Afar, da dove si estrae il sale da secoli. Si stima che contenga 290 milioni di tonnellate di sale. Nel 2011, a causa di un'eruzione del Nabro, in Eritrea, il sale è stato contaminato dall'acido solforico e non è più commestibile.  [photo: Pippo Mettone]

Lago Afrera
Il duro lavoro del'estrazione del sale nel lago Afrera. L'acqua salata viene raccolta con sistemi artigianali ma efficaci in vasche ricoperte con un telo impermeabile. Data l'alta temperatura della zona l'acqua raccolta evapora molto rapidamente e sul fondo delle vasche resta il sale che poi viene confezionato in sacchi.  [photo: Pippo Mettone]

Erta Ale
Formazioni di lava solidificata  [photo: Pippo Mettone]

Erta Ale
Formazioni di lava solidificata  [photo: Mariella Orso]

Erta Ale
L'Erta Ale è il più attivo dell'omonima catena di vulcani. Si raggiunge la sommità della caldera a 613 metri da dove si può ammirare un lago di lava del diametro di un centinaio di metri. La lava è basaltica e raggiunge la temperatura di 1.200 gradi, quindi il magma è dello stesso tipo di quello emesso nelle dorsali oceaniche.  [photo: Pippo Mettone]

Ahmed Ela
Una delle tante carovane di cammelli che trasportano i blocchi di sale negli altopiani. Ahmed Ela è un piccolo villaggio, o meglio, un accampamento invernale, dove gli Afar arrivano dalle montagne per sfruttare la breve stagione 'fresca' e trasportare il sale. Siamo a un centinaio di metri sotto il livello del mare in un punto considerato il più caldo del mondo, con quasi 40 gradi a dicembre e una cinquantina d'estate. Qui la gente vive in povere capanne nel difficile [...]

Ahmed Ela
Gente del villaggio. Grande contrasto fra la miseria del luogo, con la dignita, l'eleganza e la bellezza delle donne; lo stesso non si può dire degli uomini.  [photo: Pippo Mettone]

Ahmed Ela
Il 'confortevole' trasporto dei minatori nella Piana del Sale.  [photo: Pippo Mettone]

Lago Assale
La stagione delle piogge innonda l'area e poi quando l'acqua evapora lascia delle piastrelle vagamente esagonali sul terreno. La zona si trova 100-120 metri sotto il livello del mare, è ampia circa 200 chilometri quadrati, e la crosta di sale è spessa fino a 3 chilometri.  [photo: Mariella Orso]

Lago Assale
In questa piana del sale, chiamata Assalè, vengono sollevate da terra le zolle di sale, tagliate in mattoni, che vengono poi caricati sui cammelli. Qui arrivano e poi ripartono parecchie centinaia di cammelli e asini formando lunghe carovane dirette ai mercati etiopi. dove il sale viene venduto Ogni cammello può portare una sessantina di chili di carico.  [photo: Mariella Orso]

Lago Assale
In questa miniera a cielo aperto i minatori dancali lavorano tutti i gioni, tranne il venerdì, con strumenti rudimentali, in un'attività che dura da decenni.

Dallol
All'interno del cratere del vulcano Dallol i geyser emettono cloruri di potassio, sodio e magnesio che formano delle colorate incrostazioni. Durante il periodo coloniale italiano, la Comina, Compagnia Mineraria dell'Africa Orientale, che apparteneva al gruppo Montecatini, estraeva da qui il cloruro di potassio e con una ferrovia lo trasportava al porto di Mersa Fatima sul Mar Rosso dove veniva imbarcato per l'Italia.  [photo: Pippo Mettone]

Dallol
Dallol è anche il nome di una cittadina Afar ai bordi dell'omonimo vulcano. Il cratere è il risultato dell'esplosione di una camera magmatica della Valle del Rift sotto un grande deposito di sale lasciato dal Mar Morto quando si era ritirato da questa depressione. La vasta landa salina e desertica è uno dei posti più inospitali della terra con temperature che arrivano ai 60 gradi.  [photo: Pippo Mettone]

Dallol
La vasta e desolatata zona è famosa per le curiose formazioni geologiche: sorgenti acide calde, colline di zolfo, coni di sale, piccoli gayser che emtton gas, vasche di pericolosi acidi circondate da cornici di cristalli di sale, in un paesaggio bianco, giallo, rosso ocra e verde per la presenza di vari minerali. In lingua Afar Dallol vuol dire 'disciolto', a indicare le sorgenti acide che possono diventare trappole mortali per uomini e animali.

Dallol: canyon di sale
Torri e pinnacoli dalle forme incredibili, risultato dell'erosione dei venti e degli allagamenti stagionali. Rocce friabili composte di sali di potassio e magnesio stratificate con argille di colore rosso scuro che si depositano durante le alluvioni.  [photo: Pippo Mettone]

Dallol: canyon di sale
La zona si trova vicino al confine con l'Eritrea e non è molto tranquilla, per cui i turisti sono accompagnati da militari armati di Kalashnikov.  [photo: Pippo Mettone]

on the desert
Carovane di cammelli carichi di sale che provengono dalla Piana del Sale e attraversano il deserto di sassi della Dancalia dirette ai mercati dell'Etiopia.

Villaggio
Minuscolo villaggio dal nome sconosciuto, punto di sosta durante il viaggio.  [photo: Pippo Mettone]

Carovana in marcia
La carovana con i cammelli per il trasporto del sale segue un cammino sulle rive di un fiumiciattolo e che verso sera è parzialmente ombreggiato dalla aride colline che lo fiancheggiano.  [photo: Mariella Orso]

Carovana in marcia
Cammellieri dalla grande resistenza fisica.

Carovana in marcia
Siamo in zona di confine Etiopia-Eritrea e gli incidenti con sparatorie possono succedere e possono coinvolgere anche i turisti.  [photo: Pippo Mettone]

Carovana in sosta
Carovana di cammelli in sosta in un punto obreggiato e in riva ad un fiumiciattolo che permette di preparare da mangiare e di fare rifornimento d'acqua per l'attraversamento della zona desertica e caldissima.  [photo: Pippo Mettone]

Carovana in sosta
La sosta della carovana è l'occasione per qualche lavoretto di manutenzione e per preparare da mangiare.  [photo: Pippo Mettone]

Carovana in sosta
Durante gli spostamenti delle carovane nel deserto, il rifornimento d'acqua è di vitale importanza.

Villaggio
Minuscolo villaggio di capanne, punto di sosta per il nostro viaggio.  [photo: Pippo Mettone]

Villaggio
La giovane popolazione del villaggio in mezzo al deserto di sassi della Dancalia.  [photo: Pippo Mettone]

Pozzo
In una zona fra alcuni villaggi c'è un pozzo.  [photo: Pippo Mettone]

Pozzo
In Africa sono sempre le donne si occupano della raccolta dell'acqua, anche in situazioni difficili come questa. [...]  [photo: Mariella Orso]

Massiccio del Gheralta
Vista del massiccio da Hawzen. Il Gheralta è un vasto gruppo di guglie, picchi, torrioni di arenaria rossa che assomigliano alle Dolomiti. Sono alti circa 400-500 metri sull'altopiano a sud di Hauzièn, nel Tembièn settentrionale. Raggiunge i 2640 m. con il monte Gamèr.  [photo: Pippo Mettone]

Gheralta
Nelle pareti di questo massiccio, in luoghi difficili da raggiungere, ci sono una trentina di chiese del XVI secolo scavate nella roccia e piene di dipinti sacri nelle pareti rocciose. Ogni giorno i preti salgono sui monti per celebrare una messa che dura tre ore, e anche i contadini salgono sui monti tutti i giorni a pregare.  [photo: Pippo Mettone]

Gheralta
L'impegnativa salita e lo stretto cammino per raggiungere una delle chiese scavate nella roccia.  [photo: Pippo Mettone]

Gheralta: Daniel Korkor
La piccola chiesa di San Daniele raggiungibile attraverso una facile salita con vista panoramica sulla pianura di Hawzien [...]  [photo: Pippo Mettone]

Gheralta: Mariam Korkor
Debre Mariam Korkor è una delle chiese rupestri situate su una delle alte montagne di Gheralta, domina il villaggio di Megab che si trova a pochi chilometri a sud di Hawzien. Per raggiungere la chiesa dal paese ci vuole un'ora di cammino tutto in salita.  [photo: Pippo Mettone]

Abuna Yemata Guh
La non facile salita ad Abune Yemata Guh. I primi 45 minuti di arrampicata sono mediamente impegnativi, con un paio di tratti a picco dove bisogna aggrapparsi alle sporgenze naturali, mentre gli ultimi due minuti sono piuttosto difficili e pericolosi, ma vale comunque la pena di arrampicarsi fini a qui per una delle più belle viste del Tigrai.  [photo: Pippo Mettone]

Abuna Yemata Guh
La chiesa conserva degli splendidi affreschi ben conservati che adornano le due cupole.  [photo: Pippo Mettone]

Abuna Yemata Guh
Personaggi e preti che si incontrano andando verso Abuna Yemata Guh.

Abuna Abraham Debre Tsion
Fondata nel XIII secolo da Abuna Abraham è forse una delle più importanti chiese del Tigrai per architettura e devozione degli etiopi. Chiesa monastica scavata nella roccia sopra il villaggio di Dugem con un'architettura esterna imponente e inusuale.  [photo: Pippo Mettone]

Abuna Abraham Debre Tsion  [photo: Pippo Mettone]

Abuna Abraham Debre Tsion
Il grande ventaglio con le preghiere.  [photo: Pippo Mettone]

Debre Tsion: vista
Una delle più belle viste panoramiche del Tigrai.  [photo: Mariella Orso]

Abreha We Atsbeha
A circa 17 km da Wukro c'è una delle più belle chiese rupestri del Tigrai.  [photo: Pippo Mettone]

Abreha We Atsbeha  [photo: Pippo Mettone]

Wukro Chirkos
Chiesa costruita fra il 700 e il 1000, dedicata al bambino martire Quirico di Tarso. Nel sagrato ci sono i resti di alcuni italiani qui sopolti durante l'occupazione.  [photo: Mariella Orso]

Makallè
Donne di Macallè al mercato.  [photo: Pippo Mettone]
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